Luci che non si spengono
Dove finisce il talento quando non ci siamo più? Me lo sono chiesta davanti a uno degli ultimi lavori del professor Gennaro Orazio, realizzato quando già conviveva con l’Alzheimer e continuava a dipingere grazie alla presenza attenta e affettuosa della moglie. In quel momento ho compreso che il talento resta con noi fino all’ultimo: rimane acceso anche quando la nostra presenza nel mondo si fa incerta, e se abbiamo saputo coltivarlo e condividerlo, continua a vivere oltre noi.
Il talento di Orazio era nato con lui. A tre anni disegnava cavalli, soggetti che avrebbero attraversato tutta la sua produzione artistica. Il padre, intuendone la predisposizione, lo portò a studiare arte già a nove anni, in mezzo agli adulti: un gesto che ha segnato l’inizio di un percorso straordinario. Da allora la pittura è stata la sua compagna di vita, insieme alla curiosità per la luce, i colori e la gente del suo territorio. Sempre con il taccuino in mano, annotava con tratti rapidi ciò che poi avrebbe trasformato in opere.
La retrospettiva a lui dedicata ripercorre questo cammino: dalle opere giovanili degli anni ’70 e ’80 fino ai lavori più recenti. Un viaggio attraverso tecniche diverse, la china, le tempere, le preziose ceramiche dipinte che incantano per la raffinatezza dei decori, quasi sospesi in un tempo altro.
Ciò che colpisce, guardando i suoi lavori, sono i colori: più vivi, più intensi, più luminosi del reale. Segno di una mente creativa capace di aggiungere alla realtà la propria visione, sempre positiva, sempre generosa.
E allora, cosa resta del talento quando non ci siamo più? Resta ciò che abbiamo saputo mostrare agli altri. Resta la traccia che abbiamo lasciato, la capacità di influenzare, contagiare, ispirare chi ci è stato vicino. Resta nelle persone che hanno creduto in noi e che continuano a custodire ciò che abbiamo creato.
È ciò che fa la signora Anna D’Amicis, moglie del maestro per oltre cinquant’anni: si impegna perché altri possano ancora vedere quelle opere, perché lo sguardo di Orazio continui a vivere attraverso chi le osserva. Un patrimonio artistico che, in piccola parte, siamo fortunati ad ammirare al Castello di Mesagne sino al 6 settembre.
Se siete vicini, non perdete questa retrospettiva.





