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“Restiamo umani”: lo dicono anche gli ospedali pugliesi

18 Settembre 2018
Serena Mingolla

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“Restiamo umani”: lo dicono anche gli ospedali pugliesi

“Restiamo umani”: lo dicono anche gli ospedali pugliesi

La prima Indagine sulla Umanizzazione delle cure negli ospedali di Puglia era stata una “fotografia” che nel 2017 aveva registrato la situazione esistente. Appena un anno fa, quella fotografia aveva scatenato un piccolo grande terremoto negli ospedali pubblici e privati della nostra regione che, un po’ per seria e positiva motivazione, un po’ perché qualche punteggio troppo basso non era andato giù, si sono messi a lavorare per il cambiamento.

Cosa ci vuole, allora, per rendere un ospedale più umano? “Spesso piccole cose, soluzioni facilmente realizzabili avendo in mente quelle che sono le reali esigenze dei nostri pazienti – ha raccontato Francesco Sanapo, Direttore Sanitario della Clinica San Francesco di Galatina – uno degli enti che hanno saputo migliorare nel corso del 2018. “Abbiamo lavorato sul nostro sistema di accoglienza e sui servizi offerti dal nostro personale di front office ma non solo, – ha dichiarato Maddalena Bisceglie dell’Istituto Tumori Giovanni Paolo II di Bari, un’altra delle strutture dai risultati più performanti – abbiamo anche incentivato le iniziative per favorire la socialità e la continuità con il mondo esterno, introducendo numerose iniziative “umanizzanti” come le sessioni di musicoterapia tenute dalle nostre pazienti”.

Una migliore segnaletica, più gentilezza da parte degli operatori, convenzioni con una struttura ricettiva per i familiari di chi viene da più lontano, la cena servita un’ora più tardi, la presenza di mediatori culturali: sono tantissimi gli ingredienti per cambiare il volto dei nostri ospedali e renderli più umani. È così che gli ospedali pugliesi, ben 67 tra pubblici e privati, oltre a 7 strutture di riabilitazione, si sono guadagnati un +19% nella loro valutazione 2018.

A ricevere il riconoscimento consegnato dal Presidente della Regione Puglia, Michele Emiliano nel corso del Forum Mediterraneo in Sanità sono stati 6 enti virtuosi: il San Paolo di Bari (l’Ospedale pubblico con il punteggio più alto); la Casa la Cura Santa Maria di Bari (l’Ospedale privato con il punteggio più alto); l’Ospedale San Camillo di Manfredonia (la struttura pubblica che ha registrato l’incremento percentuale più importante); Monte Imperatore di Noci (la struttura privata con l’incremento percentuale più importante); l’Istituto Scientifico di Cassano Murge e il Medea di Ostuni, ex equo tra le strutture riabilitative.

Sotto la guida esperta dell’AReSS – Agenzia Strategica Regionale per la Salute e il Sociale (la stessa che ha lanciato la rete oncologica pugliese e sta lavorando alla costruzione dei PDTA delle patologie “big killer” nella nostra Regione), la spinta all’umanizzazione arriva da una squadra con capofila l’Ufficio Comunicazione della ASL Lecce, la cui Responsabile, Sonia Giausa – è anche la Responsabile Scientifica del Progetto Umanizzazione.

Hanno partecipato all’indagine 66 strutture ospedaliere, 49 associazioni, 7 strutture di riabilitazione, 106 operatori sanitari, 98 volontari; mentre le aree esaminate sono state 4: 1) Processi assistenziali e organizzativi orientati al rispetto e alla specificità della persona, 2) Accessibilità fisica, vivibilità e confort dei luoghi di cura; 3)Accesso alle informazioni, semplificazione e trasparenza; 4) Cura della relazione con il paziente e con il cittadino. La media del punteggio è cresciuta in tutte le Province e l’incremento maggiore c’è stato nelle aree rilevate come più critiche nel 2017, in particolare nell’Area 1, Processi Assistenziali e 4, Cura delle Relazioni.

Oggettività e partecipazione sono i due ingredienti che rendono l’indagine particolarmente innovativa. “Non si tratta di un’indagine che misura la qualità percepita – precisa Sonia Giausa – ma la presenza o assenza oggettiva di specifiche caratteristiche rilevate in base ad una grigia di indicatori. La rilevazione, inoltre, è partecipata poiché viene condotta insieme, sia dagli operatori sanitari che dai volontari”.

L’indagine sull’umanizzazione condotta dalla Regione Puglia si è già imposta all’attenzione nazionale per diversi motivi: “per l’ampia divulgazione dei risultati prima di tutto, – ha spiegato la dott.ssa Giausa, ma anche perché abbiamo scelto un monitoraggio annuale al posto di quello triennale proposto dalla metodologia di Agenas, promotrice nazionale dell’indagine. Infine, è stato importante il coinvolgimento di tutte le strutture del territorio, comprese quelle riabilitative, non incluse nelle indagini di altre regioni”.

Un piccolo esercito di 98 volontari ha rilevato i dati passando al setaccio tutti gli ospedali in base ai numerosi indicatori. “L’umanizzazione è di fondamentale importanza nei luoghi di cura – ha affermato Antonella Celano referente civica per le Province di BR-LE-TA. Il coinvolgimento attivo dei cittadini nei progetti che mirano a migliorarla dimostra come il ruolo degli stessi e delle organizzazioni civiche sia cambiato nel tempo. Auspichiamo una sempre maggiore attenzione a queste tematiche. Solo in questo modo migliorerà il concetto che il cittadino ha di un Sistema Sanitario Nazionale percepito come sempre meno attento alle sue esigenze e aspettative”.

“Dai risultati conseguiti – spiega Stefania Palmisano, referente civica per BA-FG-BT – emergono gli effetti positivi della partecipazione e del fatto che il cittadino sia diventato parte attiva della rilevazione. Il lavoro di quest’ultimo anno è riuscito a creare i necessari canali di comunicazione tra le Istituzioni preposte e il cittadino, e i Dirigenti Sanitari hanno dimostrato una maggiore sensibilizzazione. Ci sono ancora numerose sfide per il futuro come, per esempio, l’adozione e la istituzionalizzazione di piani di miglioramento”.

L’iniziativa pugliese è figlia dell’indagine nazionale di Agenas, la prima che ha inteso utilizzare una metodologia applicabile a tutti gli ospedali italiani per “indagare” il loro grado di umanità. L’idea che nel momento di massima fragilità dell’essere umano, quello in cui non sta bene, ci possa essere un luogo dove, oltre alla scienza per curarlo, sia disponibile anche una buona dose di umanità, è una aspirazione degna di un Paese civile. Ci sono ancora ampi margini di miglioramento, ma +19% in un solo anno è un risultato assolutamente meritevole.

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