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I pazienti al primo posto: quando la fiction ispira la realtà

13 Ottobre 2018
Serena Mingolla

autore:

   

I pazienti al primo posto: quando la fiction ispira la realtà

I pazienti al primo posto: quando la fiction ispira la realtà

“New Amsterdam” e il Direttore Generale più innovativo che si possa immaginare

Vorremmo che ci fossero tante storie belle da raccontare quando si parla di “Salute” e soprattutto di “Sanità”. E ce ne sono, ma ce ne potrebbero essere molte di più. Ecco però che anche la fiction può essere una fonte di ispirazione: a continuare la lunga lista del genere “medico” – da E.R. a Grey’s Anatomy – oggi è arrivata “New Amsterdam”, la nuova serie televisiva statunitense ideata da David Schulner e trasmessa sulla NBC dal 25 settembre 2018. 7,62 milioni di spettatori per i primi tre episodi.

Il dottor Max Goodwin (Ryan Eggold) diventa direttore di uno degli ospedali pubblici più vecchi degli Stati Uniti con l’obiettivo di riformarlo secondo la regola “migliore assistenza ai pazienti, minore burocrazia”.

Goodwin è un medico in camice bianco, sa di medicina oltreché di numeri, gira continuamente nei corridoi senza barricarsi in nessun megastudio con fila fuori e segretarie alla guardia. Alla prima riunione con il personale esordisce con un “come posso esservi utile?”, lasciando tutti pietrificati; licenzia in toto il reparto di cardiologia colpevole di operare anche quando non ce n’è bisogno per aumentare i profitti; cibo più sano, nessuna sala d’attesa al pronto soccorso: il nuovo Direttore vuole cambiare le cose e vuole farlo in fretta.

Non è difficile allora immaginare perché tanto successo. In America – come in Italia, seppur con le ovvie differenze -, gli spettatori sono preoccupati per un sistema sanitario disattento verso le persone e concentrato sui numeri. Il messaggio che i cittadini vogliono ascoltare, e ancor di più veder praticare, è proprio quello del “New Amsterdam”: “ i pazienti al primo posto”.

A parte questa sferzata di umanità, le prime puntate della serie sono state un po’ troppo sentimentali e strappalacrime, specialmente quando al dott. Goodwin che sta per diventare padre e che ovviamente è in crisi matrimoniale perché dedica troppo tempo al lavoro, tocca – anche a lui come ai suoi pazienti – fare i conti con la malattia (non dico altro perché se no è spoiler!).

Il New York Times ha scritto che il modo in cui la storia affronta il tema della Salute ricorda la comunicazione della famosa Mayo Clinic, recentemente rilanciata anche attraverso un documentario con tre parole chiave: “Fede – Speranza –Scienza”. In ogni caso, a cavallo tra fiction e realtà, una domanda rimane sospesa nell’aria: veramente il sistema sanitario, anche se un singolo ospedale alla volta, potrebbe cambiare partendo dalle persone? Davvero la sfida è così semplice da poter essere vinta mettendo le persone giuste al posto giusto?

“New Amsterdam” non cambierà nessun sistema sanitario, né in America né altrove, ma noi intanto, lasciamoci ispirare.

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