Finché me la sento io ballo! – la storia di Ingrid
Quella mattina avevo in mente solo una cosa o meglio una data, il 23 febbraio, il giorno del mio compleanno, volevo festeggiare. “Almeno quest’anno” … visto che ogni anno succedeva qualcosa proprio quel giorno: una sorta di sortilegio. “Questa volta si festeggerà, si danzerà; si metterà in circolazione tutta la quantità di vita possibile, tutta l’energia possibile. Quest’anno non succederà nulla”. Dunque quando il dottore mi disse “qui c’è qualcosa che non va, dobbiamo approfondire immediatamente”, pensai “cosa dice? non se ne parla nemmeno, devo pensare a mia madre e alla sua malattia, devo pensare al mio compleanno, alle mie amiche”; così dissi un semplice “si ok, dopo il mio compleanno”. Lui mi guardò dritta negli occhi e mi disse “Ingrid non stai capendo, qui dobbiamo correre, non abbiamo tempo”. Me ne uscì da quel posto con una cartellina bianca in mano. In effetti, se ci penso, tutto attorno a me divenne improvvisamente bianco, camminai in quel “non colore” per un lungo tempo finché non arrivò la telefonata di Ilaria che, con la sua voce squillante, mi chiese “Ingrid come è andato il controllo?”, “Ingrid, Ingrid”, “si sono io, chiede a me”, “Ciao Ilaria non è andato come me lo aspettavo…..” mentre raccontavo, tutto riprendeva il suo colore, le piante tornarono verdi, l’omino del semaforo tornò rosso, il cielo tornò azzurro, tutto ritornò al suo posto ed io conclusi quella telefonata con “non ti preoccupare, sono pronta ad affrontare tutto, sono forte: io non ho paura, non averne nemmeno tu”.
La diagnosi fu confermata e non mi dava altra scelta “va tolto immediatamente il nodulo sentinella”; “ok , ma prima festeggio il mio compleanno”; “va bene Ingrid il 6 marzo ti operi”. Il 6 marzo del 2018, Il 6 marzo del 2018, il 6 marzo del 2018, come un mantra quella data entrò nel mio cervello. Mia madre nel frattempo stava male: la notte non dormiva per il dolore. Lei che non si era mai lamentata, lei che aveva sempre il sorriso sulle labbra, ora soffriva. Mio malgrado e senza più scelte e possibilità la ricoverare all’Hospice, la salutai con le lacrime agli occhi e un dolore al cuore: “mamma aspettami, ti voglio bene”. Il giorno dell’operazione arrivò, non ero in ansia, ero certa che tutto sarebbe andato per il verso giusto, io volevo vivere!
L’operazione andò bene, mi risveglia intontita e in quel risveglio vidi le miei amiche. “Ciao Ingrid, è andato tutto bene”, quelle parole non mi convinsero, io le conoscevo quelle due e quel modo di parlare nascondeva qualcosa “cosa succede ragazze? e soprattutto perché siete qui e non siete con la mia mamma? perché?”. “Ingrid tua mamma non c’è più è andata via”. “Come è possibile? così senza nemmeno salutarmi? non è possibile”. Invece, purtroppo era tutto vero e da quel letto di ospedale inizia a organizzare il suo funerale. Il giorno dopo mi imbottì di medicinali, mi truccai e andai da lei, a darle l’ultimo saluto, quello promesso. Quel giorno, in chiesa, pochi erano al corrente della mia condizione e quando mi abbracciavano lo facevano con forza e vigore; una forza che mi toglieva il fiato per il dolore. Respirai. Un’altra prova era stata superata ed io avevo sempre più voglia di esistere e stare bene, dovevo lottare. Così ebbe inizio la mia battaglia e senza mai pensare alla morte o al dolore comincia a lottare. Fortunatamente anche i cicli di chemio sono stati sopportabili e li ho affrontati sempre con il sorriso sulle labbra. Certo questo non vuol dire che non abbia avuto effetti collaterali. Ho perso i capelli e le sopracciglia ma con un buon corso di maquillage e due bellissime parrucche tutto è stato meno doloroso. Per me è impensabile non curarsi, truccarsi e farsi bella, anzi sentirsi bella e stare bene. Però, se mi ci fai pensare un momento di sconforto l’ho avuto anche io e fu quando mi caddero le unghie. In effetti la dottoressa me lo aveva detto “Ingrid togliti lo smalto”, ma io testarda come sempre continuavo a laccare le mie unghie finché un giorno mentre lavavo i piatti sentì un odore terribile, e sotto lo smalto le mie unghie erano “verdi”… che dolore. Oggi ho capito che la paura, se esiste, devi affrontarla. Tutto ricresce e l’anima rinnova puntualmente la sua luce. Oggi ho capito che… finché me la sento, io ballo.



