Agnese, le fragole, la musica e la bellezza delle piccole cose
Agnese, le fragole, la musica e la bellezza delle piccole cose
Agnese, una voce eccezionale capace di trovarsi perfettamente a suo agio con il soul, il jazz, il gospel, la lirica e chissà cos’altro ancora. Cantante e insegnante di canto, talento salentino conosciuto anche al di fuori dei confini del nostro stivale. Alcuni anni fa scopre di avere un cancro, ma non smette di lavorare e di credere nelle sue passioni.
“Continuo a cantare, a dare lezioni, mi sforzo, perché penso che sia importante per non abbattersi. Non è facile perché il cancro sta prendendo tutto quello che è il mio strumento: voce, polmoni, trachea, mediastino, torace. Ho sempre questa sensazione di costrizione. Se non faccio la chemio non respiro bene, ho un forte affanno e a volte mi devo fermare perché sono in carenza di aria. Oscillo tra una dimensione in cui posso usare il mio strumento e cantare, e una in cui non riesco neanche a parlare”.
Da Lecce Agnese si sposta a Londra dove tenta una cura sperimentale. “Dopo la prima chemio fatta in Italia ho vinto un Erasmus Plus e mi sono trasferita a Londra con il mio compagno. Nel frattempo una tac di controllo non era andata per niente bene, quindi con i miei oncologi ho cercato una cura che mi desse qualche speranza. Lì ho fatto un ciclo di chemio fortissimo. Perdere i capelli è stata la cosa più leggera, in sette giorni ho vomitato 50 volte. Devastante da un punto di vista fisico, ma soprattutto mentale. Ero molto debole e oramai associavo anche l’entrata dell’ospedale ad una sensazione di malessere che mi procurava vomito. Dopo, sono entrata in un gruppo di controllo e mi hanno dato due anni di vita… così ho deciso di ritornare a casa dalla mia famiglia”.
Da Londra, il ritorno in Italia è da sola. “Il mio ex compagno ha deciso di rimanere lì, per lui la malattia era diventata troppo pesante. Mi sarei dovuta sposare il 21 settembre, invece due mesi prima del matrimonio mi ha lasciato e ha deciso di rimanere in Inghilterra. Lo avevo scelto come uomo della mia vita, ma oggi con lui non ho più nessun contatto, e va bene così, non voglio accontentarmi, il tempo a disposizione è troppo breve. Soprattutto ho capito che una persona non ti può dare quello che non ha. Ti faccio un esempio: se vengo a casa tua e ti chiedo delle fragole e tu nel frigo hai solo dei limoni non potrai darmi delle fragole anche se avresti voluto farlo. Ecco, quando hai una malattia cronica, le persone devono avere un certo bagaglio per poterti dare qualcosa e per poterti stare accanto, anche se alla fine sei sempre tu che lotti. Sono comunque grata dell’abbandono, come dell’amore, perché mi ha fatto comprendere, scoprire, incontrare altro”.
Traslochi, viaggi e grandi metamorfosi, “ma il cancro non cambia soltanto le grandi cose, il cambiamento che fa più male è quello repentino delle piccole cose. Per esempio, adesso sono inappetente. Non mangio, non perché non abbia fame, anzi, ho sempre avuto un grande amore per il cibo, per gli odori, mi è sempre piaciuto cucinare, mangiare, condividere il pasto con gli amici. A volte non riesco a deglutire neanche un acino d’uva. Cambi con te stesso e cambiano i tuoi rapporti con le persone. Chi ti è vicino diventa una particella impazzita e difficilmente riesce a capire come interagire nei tuoi confronti”.
Agnese non ha paura di morire, la morte è semplicemente la continuazione della vita, lei su questo ci scommette.
“Non ho più paura neanche di soffrire visto che la sofferenza per me è uno stato quotidiano. Ho paura solo di lasciare le mie persone. Sono quelle l’unica cosa che ci differenzia veramente uno dall’altro, le persone che amiamo, l’affetto che abbiamo per loro. Quello è personale, è unico, insostituibile ed è ciò che penso mi mancherà prima di morire”.
Agnese vorrebbe dimenticare le statistiche (maledette statistiche) e guardare al futuro con il cuore più leggero, fare progetti, magari avere un figlio. Eppure, quando il senso delle cose diventa difficile da trovare, c’è un insegnamento di cui si può fare tesoro, qualcosa che forse si può comprende fino in fondo solo quando nella vita capita di affrontare eventi difficili da superare o insuperabili. “Non siamo dei cavalli che con i paraocchi dobbiamo guardare sempre d’avanti a noi. Dobbiamo cercare di guardare intorno a noi, sempre. C’è una poesia degli indiani Navajo che dice “Sia la bellezza di fronte a me. Sia la bellezza dietro di me. Sia la bellezza sotto di me. Sia la bellezza sopra di me. Che la bellezza possa io vedere tutt’intorno, sul mio cammino”. Credo che dobbiamo semplicemente aprire gli occhi e capire che questa è la cosa più facile del mondo. E potrà far diventare la nostra vita migliore”.
Cosa canterai domani?- le chiedo. “C’è una canzone che cantavo sempre a Londra sulla metro mentre andavo a fare la chemio: “Che sarà, sarà , whatever will be will be”…




Antonio corrado
Solo chi ha una grande serenità interiore può dire quello che hai espresso in questa intervista. Grande Agnese
Paola
Agnese...❤