Essere madre
Essere Madre
Chi sono io? Una mamma, una nonna, una donna che presto, troppo presto, ha dovuto imparare a convivere con il dolore, con l’odore acre del disinfettante, con le parole difficili dei dottori, con la durezza della vita, e con un’umanità di uomini e donne che si riconosce immediatamente dallo sguardo, dal modo di ascoltare, dalla paura di morire e dalla speranza di farcela. Ecco chi sono io.
A 28 anni, in attesa di Antonella, la mia seconda figlia, mi ricoverano in ospedale per una gestosi gravidica che mi ha portato a una nefropatia, una malattia cronica che mi ha costretto, nel tempo, alla dialisi. Da quel momento è praticamente cambiato tutto. Non potete sapere quanto la desideravo quella figlia. Ero bella e forte, ero serena, ero una donna sana con tutta la vita d’avanti. Mio Dio come erano piccole le mie bambine e quanto avrei desiderato essere una mamma “normale”, non condizionata dalla variabile imposta dal dolore. Ogni volta che dovevo andare via per qualche cura o per un ricovero le riempivo di responsabilità da adulte; quanto era duro lasciarle lì da sole, con solo un “mi raccomando” e una lista di cose da fare tra le mani e senza nessuna possibilità di cambiare le cose. La situazione peggiorò con la diagnosi di cancro al seno per il quale fui sottoposta alla mia prima mastectomia. Il cancro decise di “manifestarsi”, la prima volta, il giorno dell’esito del diploma di maturità di mia figlia Antonella. Anche quel giorno la malattia si rubò la nostra “gioia”, la nostra felicità. Dopo tre anni ricomparse, più cattivo di prima, anche all’altro seno e ben presto mi ritrovai senza seno, era stato sostituito da una vistosa cicatrice che mi “ricamava” il petto, ma non mi importava, mi importava esserci per le mie figlie e trascorrere con loro quanto più tempo possibile. Ecco perché non ho voluto sottopormi ad un intervento di chirurgia ricostruttiva che significava ancora ospedali, medicazioni e tempo tolto alla famiglia, non importa, ora sono così.
La cosa più difficile della mia storia è stata coinvolgere le mie figlie nella mia sfera emotiva. Per me era complesso dire loro “ho bisogno di voi”, “io sto male”, “ho paura” e allora ho preferito stringere i denti, andare avanti, farmi vedere coraggiosa e sicura a volte “dura”, “irraggiungibile”, “distaccata”, “sola”. Quanta frustrazione ti assale quando non sei capita.Mi dispiace ma non è colpa mia. Non è colpa mia se la mia esistenza è piena di dolore. Non è colpa mia se ho reagito con la rabbia. Non è colpa mia se non sopporto chi si lamenta inutilmente e non capisce realmente “quanto faccia male”. Non è colpa mia, ma a volte mi sento in colpa. Mi sento in colpa davanti a quegli occhi neri e grandi di mia figlia che mi guardano smarriti alla ricerca di una risposta che non ho; mi sento in colpa per averle fatte diventare donne quando era ancora il tempo di essere bambine. Mi sento in colpa, ma che colpa ne ho? Non potevo fare altro che reagire come sapevo fare, forse non è stato il modo giusto, ma è stato l’unico modo per affrontare questa vita qui. Ora il mio prossimo nemico si chiama mielopatia lombare e cervicale grave, già solo a nominarlo fa paura, ma io ce la farò. Siate combattenti, siate orgogliose di voi stesse sempre e comunque.



